Vittorio Sgarbi è il miglior storyteller di sempre. Ecco perché #MissioneMonnaLisa ha funzionato.

Il 1 luglio parte per la sua #missionemonnalisa. Sui social comunica l’intenzione di andare a riprendersi l’opera a Parigi. Tiene incollati i suoi follower per quasi una settimana e alla fine svela la trovata pubblicitaria. Il 7 luglio la pubblicazione dello spot lo mostra nuovo testimonial della Citroën C3 Monna Lisa. E i social impazziscono. 


 

#MissioneMonnaLisa L'epic win che consacra Sgarbi social influencer

Siamo stati gabbati. La trovata pubblicitaria è geniale; il personaggio Sgarbi un po’ disturbatore un po’ grande esperto d’arte lancia la sua ultima provocazione, andare a riprendere la Monna Lisa. Solo con lui una follia del genere poteva essere credibile.

Gli ingredienti

Arte. Prendi il quadro più celebre del mondo e il critico d’arte più mediatico d’Italia. Quest’ultimo parte alla conquista del dipinto ostaggio dei galli da secoli, per riportarlo finalmente in patria.

Conflitto Italia – Francia – Sappiamo che tra cugini abbiamo ancora qualche attrito da appianare. Tra cui l’eterna polemica sulla Gioconda di Leonardo.

La nuova macchina – Siamo stati tutti ingannati, concentrati su Sgarbi e sulla ripetizione del suo tormentone “capre, capre” non ci siamo accorti che Monna Lisa era un’automobile e che i video erano tempestati di riferimenti all’auto. Abbiamo fatto la figura degli asini, anzi delle capre!

Social network – E’ solo su questo mezzo che in poche ore un contenuto del genere sarebbe potuto diventare virale.


La Campagna

Procediamo con ordine.

1 Luglio – La decisione

Il primo giorno di luglio Vittorio Sgarbi pubblica questo video sui suoi canali social

https://www.youtube.com/watch?v=oW1ENJod6cs

Sembra a tutti gli effetti una provocazione “alla Sgarbi” con tanto di insulti a qualche suo collaboratore fuori campo. Dalla sua casa ci spiega che andrà a riprendersi la Monna Lisa (indizio n.1: non chiama mail l’opera d’arte Gioconda!)

Il video su Facebook farà 1,1 milione di visualizzazioni, 7014 condivisioni, 38 mila reazioni.

Da far rabbrividire la star dei social Gianni Morandi!

3 Luglio – Il viaggio

Come decide di andare a Parigi? In macchina. Già qui poteva venire in mente che dietro ci fosse dell’altro. Perché partire in macchina (con operatore al seguito) e non in aereo?

Sembra il nostro Sgarbi. Ma si comprende, col senno del poi, che le parole non sono a caso. Critica il popolo dei social (da un social), continua a parlare di Monna Lisa e non di Gioconda dicendo che la sta andando a prendere perché da sola non torna. Qualche considerazione sui grandi artisti francesi tanto per ricordarci che lui è un critico d’arte, e noi…asini. Cosa notiamo nell’inquadratura?

Sgarbi citroen

 

4,9 milioni di visualizzazioni su Facebook, 39.117 condivisioni, 130.000 reazioni e più di 18.000 commenti. #missionemonnalisa è virale.

 

5 Luglio – Paese che vai, capre che trovi..

Due giorni dopo è ancora per strada. Fuori dall’auto ricorda il motivo del suo viaggio e ci ripropone il suo grande tormentone.

https://www.youtube.com/watch?v=0z98d92NwLg

Sullo sfondo la vediamo, la Monna Lisa, eccola lì. Ma non ce ne accorgiamo. Capre.

7 luglio – Lo svelamento

Finalmente giunto a Parigi, Vittorio Sgarbi ci svela l’inganno. Come nel suo stile ridicolizza chi lo ha seguito in questa folle missione pensandolo nel giusto. Ci ricorda infatti che la Monna Lisa è sì dipinta da un italiano, ma francese a tutti gli effetti.

Le critiche degli utenti non si sono fatte attendere ovviamente, ma fa parte del gioco anche questo.

8 luglio – La spiegazione

Sempre dalla pagina Facebook Sgarbi pubblica il video del back stage, dal quale si capisce che il viaggio si è svolto in studio grazie al green screen, e un suo messaggio ai follower:

“Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguito in questa boutade architettata insieme agli amici francesi di Citroën.
Dopo avere sopportato che l’Italia fosse soltanto la nazionale di calcio e l’entusiasmo per l’arte una passeggiata su una passerella, ora abbiamo, nel nome di Leonardo, la prova dell’entusiasmo e dello spirito patriottico di tutti quelli – tanti – che hanno desiderato e sperato che la Gioconda tornasse in Italia per una giusta restituzione.”

E’ il Vittorio Sgarbi professore che nello spiegarci la boutade si toglie qualche sassolino. L’Italia rappresentata solo dalla nazionale di calcio e dalla passerella di Christo sul lago d’Iseo che ha fortemente criticato in più occasioni.

“Come era inevitabile Monna Lisa non deve ritornare in Italia, perché non c’è mai stata. Fu infatti Leonardo stesso a portare con sé in Francia la Gioconda, che sarebbe stata poi acquistata, assieme ad altre opere, da Francesco I. Venne trasferita al Louvre dopo la Rivoluzione francese e da allora, tra trasferimenti più o meno leciti, è sempre rimasta in quel museo.
Vi ricordo che potreste anche visitarlo un museo qualche volta, l’ingresso è vietato ai cani, non alle capre.”

Ed ecco perché dall’inizio dovevamo capire che nonostante le sue trovate polemiche un’avventura del genere non poteva essere portata avanti dal critico d’arte Vittorio Sgarbi. Ce lo aspetteremmo da Pio e Amedeo, certo, ma non da chi sa perfettamente che la Gioconda appartiene alla Francia. Se lo spirito patriottico vi ha spinti a credere che la Gioconda sia una delle opere “rubate” dai francesi, forse è l’ora di staccarsi da Facebook ed entrare in un museo.


La strategia

La serie di video virali è stata un successo senza ombra di dubbio. La casa d’auto francese ha voluto lanciare una macchina che richiama l’arte italiana. Un chiasmo con la Gioconda, dipinto italiano da sempre orgoglio della Francia. Per promuoverla ha cercato un testimonial che non si era distinto fino ad oggi come opinion leader sui social ma che avesse un suo seguito. Gli ha assegnato il ruolo di guida verso il superamento del confine tra Italia e Francia. E non parliamo di un confine geografico (scopriremo dal video postato oggi 8 luglio infatti che Sgarbi non si è mai spostato).

  1. Citroen ha compreso che la comunicazione oggi è trans-mediale e che la TV non paga più quando il target da raggiungere è quello delle generazioni più giovani. Con la creazione di pochi video virali da 14 – 30 secondi o poco più è riuscita ad attirare l’attenzione di milioni di utenti che avrebbe potuto raggiungere soltanto attraverso i social network.
  2. Lanciare i video nel periodo degli europei in Francia è stata la ciliegina sulla torta. Hanno così solleticato quell’atavica rivalità con i cugini d’oltralpe che già durante i mondiali del 2006 era culminata, tra una testata e un rigore, nella vittoria italiana e nel tormentone estivo che recitava “Adesso ridacci la nostra Gioconda”.

Chissà cosa sarebbe successo se la semifinale degli europei del 7 luglio si fosse giocata tra Italia e Francia!

Al di là delle critiche la campagna è un epic win. L’avventura di Social-Sgarbi è stata ripresa persino da RollingStone e alcuni noti brand hanno provato a salire a bordo del trend topic #missionemonnalisa.

blablacar Monnalisa


Cosa possiamo imparare da questa campagna?

Bastano pochi ma buoni ingredienti per rendere vincente una campagna, lanciata al momento giusto. Allo stesso tempo lo storytelling, come lo abbiamo conosciuto e studiato fino a qualche mese fa, forse sta iniziando a pagare meno e i grandi brand stanno sentendo la necessità di fare un altro racconto.

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