Prima di pensare alle vacanze natalizie, è bene prendere nota delle migliori strategie per posizionare il proprio sito su Google nel 2018.

Chi fa SEO lo sa, non ci sono certezze nel mondo della Search Engine Optimization.

Ciò che fino a poco tempo fa può aver influenzato positivamente il posizionamento di un sito, potrebbe all’improvviso diventare addirittura controproducente. Nessuno può prevedere con sicurezza le prossime mosse di Google, ma vi sono degli aspetti da cui non si può più prescindere.

Dove sta andando Google?

Ottimizzare un sito in tutti i suoi aspetti, tecnici e non, è condizione necessaria ma non sufficiente affinché Google lo ritenga meritevole di una posizione in prima pagina.

Quello che Google vuole offrire agli utenti è la qualità e la rilevanza dei contenuti.

Sembra banale, ma non lo è se pensiamo che per tutto il 2017 si sono avvicendati una serie di aggiornamenti -il nome “Fred” vi dice qualcosa?- che hanno colpito maggiormente i siti di informazione (e non è un caso, dal momento che lo spauracchio delle fake news ha iniziato a sconvolgere il web a partire dagli ultimi mesi del 2016).

Andamento sito Forexinfo.it- Fred Update
Forexinfo.it è uno dei siti colpiti dal “Fred update”

 

In futuro bisognerà tenere conto di vecchi e nuovi fattori come:

  • User Intent
  • Site Speed
  • SERP Features
  • Menzioni e backlink
  • Voice search
  • Mobile-first Indexing
  • Quick Answers

Non vi preoccupate, ora vi spieghiamo di cosa stiamo parlando.

1. User Intent: dalle long tail keyword alle latent semantic indexing keyword

Un contenuto rilevante è sempre di qualità, ma un contenuto di qualità non è sempre rilevante.

Il contenuto è rilevante quando soddisfa completamente le necessità informative di un utente.

Nel 2018 bisognerà prestare attenzione non tanto alle keyword da inserire nei contenuti, che sono comunque sempre importanti, quanto alle intenzioni di ricerca. Capire cioè perché un utente inserisce determinate query di ricerca, che risultati si aspetta di trovare e fornire in modo esaustivo le informazioni di cui necessita.

Se prima si poneva l’accento su long tail keyword e long tail key-phrases (cioè quelle parole e frasi chiave relative a mercati di nicchia), in futuro quel che rileverà in maggior misura sarà il legame tra le keyword e il contesto in cui sono usate.

Il Latent Semantic Indexing è un metodo matematico attraverso cui Google valuta la qualità dei contenuti e, di conseguenza, indicizza le pagine web, sulla base della relazione intercorrente tra termini e concetti in un determinato contesto.
Grazie ai suoi algoritmi, Google è ora in grado di comprendere se una determinata parola chiave è semanticamente collegata ad un’altra all’interno di un articolo di una pagina web.
Tradotto, vuol dire che se un utente effettua una ricerca inserendo una parola chiave X, potrà ottenere risultati comunque rilevanti che però non contengono necessariamente la stessa parola X.

Un esperimento molto interessante e anche divertente è stato quello condotto da Francesco Margherita, che in un suo articolo ha sostituito la parola “copywriter” con “coprywater” per dimostrare quanto detto.

2. La velocità di caricamento

L’economia dell’attenzione non fa sconti e l’eccesso di informazioni non rilevanti costituisce una barriera all’accesso di contenuti di valore per l’utente

L’utente medio non gradisce le attese. Bombardato da una quantità di informazioni che non ha precedenti nella storia, si difende come può da questo overflow informativo e passa al contrattacco ignorando anche contenuti validi. Poco importa se gli viene offerto il migliore servizio possibile o se il tuo sito è un capolavoro di grafica.

Se non fai in modo da presentare la tua offerta in meno di 3 secondi, perderai potenziali clienti e li regalerai alla concorrenza.
Con buona pace di chi elogia la lentezza, nel web la velocità è tutto. O quasi. Di certo, Google ne tiene conto. Qui puoi effettuare un’analisi della velocità del tuo sito.

3. SERP Features

Minaccia o opportunità?

Qualcuno forse ancora ricorda com’erano presentati i risultati di ricerca di Google qualche anno fa. Erano link blu e non vi era altro che potesse distogliere l’attenzione, a parte una breve descrizione del contenuto della pagina sottostante al link.
Oggi è una specie di luna park in cui i nostri sforzi SEO dovranno essere canalizzati verso featured snippet, carousels, news, maps box e quick answer boxes.

Nella sua presentazione al Web Summit 2017, il SEO guru Rand Fishkin ha giustamente fatto notare che gli sforzi fatti fino ad ora per posizionare un sito in prima pagina, potrebbero essere vanificati dalle SERP Features, in quanto queste ultime costituiscono ulteriori motivi di distrazione per gli utenti, a meno che non vengano tradotti in opportunità. Come?

Ecco la sua lista:

Serp Features

serp features

3. Menzioni e backlink

Il link building è sempre più relationship building

I link sono da sempre tra i fattori principali che determinano il posizionamento di un sito e non sarà certo il 2018 l’anno in cui Google smetterà di considerarli. Tuttavia, secondo alcuni, presto o tardi i link avranno la stessa importanza delle menzioni, per cui piuttosto che arrovellarsi su come ottenerne il maggior numero possibile, è meglio concentrarsi sulla costruzione di una solida brand awareness e creare relazioni di qualità all’interno del settore di riferimento, in modo tale che le menzioni e i link siano una conseguenza naturale.
Questo significa che per il 2018, le strategie di link building andranno ripensate secondo quest’ottica: il link building è innanzitutto relationship building. Inoltre Google ora sa distinguere i link naturali e di valore, da quelli comprati, ad esempio i link esterni che provengono da siti come Forbes e altri, presentano ormai l’attributo “no follow”.

4. Voice Search

“Hey Siri”

Il numero di persone che fa uso degli assistenti vocali è sempre maggiore

Fino a qualche tempo fa l’idea di parlare con gli elettrodomestici era considerata futuristica, un po’ come vedere una puntata de “I Jetsons”. Oggi abbiamo Siri, Cortana, Alexa e Google Assistant e possiamo chiedere loro di fare una telefonata, accendere la TV, aprire Spotify, ordinare una pizza.
Le ricerche vocali, in generale, sono query geo-localizzate in cui l’utente utilizza un linguaggio informale, colloquiale. A seconda del business di riferimento, il potenziamento del local SEO, l’inserimento di conversational keyword e structured data markup, fornirebbero informazioni aggiuntive che aiuterebbero i motori di ricerca ad indicizzare meglio i contenuti.

6. Mobile-First Indexing

‘Mobile-friendly’ non sarà più un’opzione ma una scelta obbligata

Siamo ancora nella fase di transizione, ma dal momento che più della metà delle ricerche su Google avviene tramite smartphone, se il sito non sarà mobile-friendly, nel 2018 il rischio di perdere posizioni nella serp potrebbe concretizzarsi.
Nella to do list per i primi mesi dell’anno che verrà, sarà quindi opportuno inserire questo compito: verificare che il proprio sito sia perfettamente responsive, funzionale e funzionante sia da smartphone che da tablet.
Ma non solo: i contenuti multimediali come video e immagini sono molto apprezzati dagli utenti, tuttavia molto pesanti da scaricare. L’ottimizzazione delle immagini deve essere d’obbligo e l’alleggerimento dell’intera struttura del sito potrebbe rivelarsi necessaria.

Per le testate giornalistiche e blog di informazione, ad esempio, si è rivelata efficace la tecnologia AMP (Accelerated Mobile Pages), una modalità di sviluppo che permette di caricare le pagine web su tablet e smartphone, molto più velocemente rispetto alla versione desktop.

7. Quick answers

“Ce l’ho sulla punta della lingua. Aspetta che cerco su Google”

All’interno delle serp sono comparse da poco le cosiddette quick answer boxes: sono risposte istantanee ed immediate che appaiano in modo random e prescindono dalla posizione di un sito. Comparire in una di queste ‘boxes’ permette di scavalcare anche siti più autorevoli.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che bisogna considerare per fare un buon lavoro SEO sui nostri siti nei mesi a venire. Un po’ come avviene per le automobili, i siti vanno revisionati, gli va fatto il tagliando e dove possibile, se necessario, implementare le nuove tecnologie che possano agevolare la fruibilità dei contenuti per gli utenti e l’attività di crawling per i motori di ricerca.

E tu hai fatto il “tagliando SEO” al tuo sito? Se hai domande, dubbi o semplice curiosità, scrivici o lascia un commento, saremo felici di risponderti!

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